Con la Circolare n. 6/E del 6 agosto 2026, l’Agenzia delle Entrate interviene in modo sistematico sul regime di adempimento collaborativo, offrendo chiarimenti attesi da tempo e, soprattutto, delineando un modello sempre più strutturato di gestione del rischio fiscale.
Non si tratta soltanto di precisazioni operative: il documento consolida una trasformazione già in atto, in cui il rapporto tra imprese e Amministrazione finanziaria evolve da una logica di controllo ex post a una di confronto continuo e prevenzione.
Un nuovo approccio al rischio fiscale
Il filo conduttore della Circolare è chiaro: il rischio fiscale deve essere gestito prima che si trasformi in contenzioso.
Questo significa che le imprese sono chiamate a:
- identificare tempestivamente i rischi;
- valutarne l’impatto;
- condividerli con l’Agenzia in modo trasparente.
L’adempimento collaborativo diventa così uno strumento di gestione, prima ancora che un regime fiscale agevolato. La compliance non è più solo adempimento, ma capacità organizzativa.
Il ruolo centrale del Tax Control Framework
In questo contesto, il Tax Control Framework (TCF) assume un ruolo decisivo. La Circolare insiste sulla necessità che il sistema di controllo del rischio fiscale sia non solo formalmente adottato, ma effettivamente funzionante.
Non basta documentare procedure: serve dimostrare che il sistema è integrato nei processi aziendali, che produce informazioni affidabili e che consente di intercettare le criticità in modo tempestivo.
Particolarmente rilevante è il tema della certificazione del TCF, che rafforza la credibilità del sistema e diventa un elemento chiave nella relazione con l’Amministrazione.
Accesso più ampio, ma più qualificato
Un altro elemento che emerge con chiarezza è l’ampliamento del perimetro dei soggetti potenzialmente ammessi al regime.
La Circolare lascia intendere che il criterio dimensionale perde centralità, mentre assume sempre più rilievo la qualità dei sistemi di controllo. In altre parole, non conta solo “quanto è grande” un’impresa, ma “quanto è strutturata”.
Questo apre nuove opportunità, ma alza anche il livello di responsabilità organizzativa richiesto.
Premialità e trasparenza: un equilibrio necessario
I benefici del regime – in termini di riduzione delle sanzioni, maggiore certezza e semplificazione dei controlli – sono confermati e rafforzati. Tuttavia, la Circolare è molto chiara su un punto: la premialità è strettamente condizionata alla trasparenza.
La comunicazione tempestiva dei rischi e la qualità del dialogo con l’Agenzia diventano elementi essenziali per accedere e mantenere i vantaggi del regime.
È un equilibrio delicato: maggiore apertura da parte dell’impresa in cambio di maggiore certezza.
Il TCF opzionale come percorso evolutivo
Tra gli aspetti più interessanti vi è l’introduzione del TCF opzionale, pensato come strumento di avvicinamento al regime di adempimento collaborativo.
Si tratta di una soluzione che consente alle imprese di iniziare a strutturare il proprio sistema di controllo del rischio fiscale senza aderire immediatamente al regime pieno.
In questa prospettiva, il TCF diventa non solo un requisito, ma un percorso di maturazione organizzativa.
Impatti sulla governance aziendale
Le indicazioni della Circolare vanno oltre il perimetro fiscale e incidono direttamente sulla governance.
Il rischio fiscale entra stabilmente nei sistemi di controllo interno e richiede:
- maggiore integrazione tra funzioni aziendali;
- processi decisionali tracciabili;
- un approccio strutturato alla gestione dei rischi.
Le funzioni fiscali, in particolare, evolvono verso un ruolo più strategico, contribuendo alla definizione delle scelte aziendali e non limitandosi alla gestione degli adempimenti.
Verso una compliance integrata
Un elemento che emerge, anche implicitamente, è la convergenza tra diversi sistemi di controllo: Tax Control Framework, modelli organizzativi, risk management.
Le imprese più mature tenderanno a integrare questi strumenti in un’unica architettura di governance, evitando duplicazioni e aumentando l’efficacia complessiva dei presidi.
Conclusioni
La Circolare 6/E/2026 conferma che l’adempimento collaborativo non è più un’opzione di nicchia, ma un modello destinato a diffondersi.
Il vero punto di svolta, però, non è normativo ma culturale:
le imprese sono chiamate a passare da una compliance reattiva a una gestione proattiva e consapevole del rischio fiscale.
In questo scenario, il Tax Control Framework diventa molto più di uno strumento tecnico: è il cuore della credibilità fiscale dell’impresa e uno degli elementi chiave della sua governance.

